lunedì 22 agosto 2011
La sovranità del popolo o dei mercati?
Pur essendo convinti che questa manovra, come quelle precedenti e come quelle che seguiranno, è soltanto una tappa del tour di saccheggio ai danni dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, conquistati in oltre mezzo secolo, e di depredazione dei Beni Comuni, vogliamo provare anche noi a cimentarci nell’esercizio più in voga di quest’estate: dove troviamo i soldi per dare una risposta alle “esigenze” dei mercati?
Prima, però, una piccola premessa molto sostanziale, fatta di cifre semplici e secche: ogni anno dobbiamo fare a meno di 60 miliardi che se ne vanno in corruzione; ogni anno 120 miliardi non sono incassati a causa dell’evasione fiscale. I tutto fanno 180 miliardi. In dieci anni sarebbero 1800 miliardi, ovvero lo stock di debito pubblico.
Se lo stato si mettesse di buzzo buono, senza guardare in faccia a nessuno, potremmo azzerare il debito pubblico ed emanciparci dallo strangolamento di chi oggi lo detiene…
Se poi si facessero emergere i 350 miliardi di economia sommersa e si inseguissero (altro che scudo!) i 500 miliardi di capitali rifugiati nei paradisi fiscali… (fonte: Soldi Rubati, di Nunzia Penelope), magari oggi non staremmo qui a tremare ogni volta che la borsa di Milano apre i battenti…
Vabbè… Intanto cominciamo con questo elenco e lo lasciamo aperto ai contributi dei lettori e dei commentatori…
1. Tagliare almeno il 50% dei 36 miliardi di euro spesi tutti gli anni in missioni militari, mimetiche, baionette, cacciabombardieri e rancio ed impiegare le forze armate nella lotta all’illegalità, all’evasione e alla corruzione.
2. Applicare l’ICI al 7 per mille a tutti gli immobili (non destinati alla preghiera e al culto) di proprietà della Chiesa o di ogni ente religioso.
3. Abolire l’8 per mille.
4. Raddoppiare le imposte sui beni e sulle merci dannosi per la salute (es. tabacco, alcool, grassi animali) e azzerare quelle sui beni e sulle merci che fanno bene alla salute (frutta, verdura): in questo modo abbasseremo anche la spesa sanitaria.
5. Portare al 40% la tassazione sulle rendite finanziare (in fondo sarebbe comunque un aliquota inferiore alla massima aliquota irpef), compresi i Titoli di Stato.
6. Ridurre del 50% il numero di Parlamentari e di Consiglieri Regionali.
7. Ridurre del 50% ogni indennità percepita da Parlamentari, Ministri, Manager Pubblici, Consiglieri di Amministrazione, Consiglieri Regionali e comunque fissare un tetto massimo di € 5000 mensili netti.
8. Ridurre del 70% i costi di funzionamento del Quirinale, del Parlamento, della Presidenza del Consiglio e di ogni Ministero.
9. Abolire ogni vitalizio e parificare il trattamento previdenziale dei lavoratori della politica a quello dei lavoratori del Pubblico Impiego.
10. Tagliare l’80% delle auto blu e delle auto grigie e destinare i risparmi alle forze di polizia impegnate nella lotta all’evasione e all’elusione fiscale.
11. Cancellare tutte le norme che consentono, facilitano o istigano all’elusione fiscale (basta un discreto commercialista per farne l’elenco completo).
12. Cancellare il programma di Grandi Opere che finora non ha rilanciato nulla e che ha solo aumentato la spesa pubblica per militari inviati a presidiare cantieri contro le popolazioni locali, e destinare le risorse risparmiate ad iniziative in grado di curare il paese e dare posti di lavoro veri: un piano nazionale di sistemazione delle infrastrutture esistenti (se crolla il tetto del tuo garage, non ti compri una Ferrari, ti sistemi il tetto e ti tieni la Punto); un piano nazionale di piccole opere: di cura del dissesto idrogeologico, di recupero del patrimonio storico e artistico, di tutela dell’ambiente e del paesaggio italiano; una nuova riforma agraria, che rimetta l’agricoltura (economia reale) davanti alla finanza e al cemento e incentivi i giovani a tornare alla coltivazione della terra; un piano nazionale per i rifiuti: con un miliardo di euro si farebbe partire la raccolta differenziata “porta a porta” in tutta Italia e si creerebbero 200 mila nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato; un piano nazionale per la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico esistente, e forme incentivanti per gli edifici privati, ciò’ che consentirebbe in un colpo solo di creare almeno 250 mila posti di lavoro, ridurre sensibilmente la dipendenza energetica del nostro Paese dalle fonti fossili, abbattere le emissioni inquinanti in atmosfera.
13. Limitare gli incentivi per le fonti di energia rinnovabili esclusivamente agli impianti di piccola taglia realizzati sui tetti e in zone compromesse, con esclusione tassativa per quelli realizzati su suoli fertili o in zone di pregio paesaggistico e ambientale.
14. Cancellare ogni finanziamento pubblico alla sanità e alla scuola privata (compresa quella paritaria).
15. Vietare ogni forma di sponsorizzazione da parte di enti pubblici a manifestazioni politico-culturali
16. Tassare al 20% del valore di mercato tutti i mezzi di trasporto di lusso intestati a persone fisiche o società italiane e straniere, che si trovino anche momentaneamente in territorio italiano: yacht, aerei, automobili.
Già ci immaginiamo alcuni commenti di alcuni dei fanatici simil-liberisti:
“Ma questa è demagogia pura!”
Se facessimo solo il 20% di quest’elenco, sarebbe Politica con la P maiuscola. La vera demagogia è quella di chi propone le solite soluzioni: tagli alle pensioni, innalzamento età pensionabile, privatizzazioni, tickets, riforme istituzionali di livello condominiale.
“Ecco i soliti anticlericali!”
Nessuno mette in discussione la libertà di professare la propria religione.
“Si bravi, così diamo una sberla al mercato e facciamo fuggire i capitali all’estero!”
Sarebbe legittima difesa, perché finora, la mano invisibile del mercato, che non è cieca, ha dato sberloni sempre agli stessi, e ripetutamente.
“In questo modo si deprimono i consumi e l’economia rallenterebbe!”
Non potrebbe certo essere peggio della situazione in cui ci troviamo ora. Le ricette stantie del vigente modello di sviluppo, crescita, consumi e ricerca della competitività, hanno creato solo peggioramento delle condizioni di lavoro, della qualità della vita e delle relazioni sociali. Il dogma della crescita infinita va superato, perché saccheggiati tutti i beni privati e i diritti dei poveri cristi, si passerà, laddove non si è già praticato, al saccheggio dei beni comuni.
E comunque queste proposte hanno già dimostrato, laddove praticate nelle piccole realtà virtuose d’Italia, che l’economia non rallenta, cambia semplicemente direzione prendendo una strada sostenibile capace di futuro!
“I mercati non approverebbero mai e l’Italia andrebbe a picco!”
Ma la sovranità appartiene al popolo o ai mercati? I partiti e i governi rispondono alle agenzie di rating o ai cittadini? Se la politica dipende dall’economia, alla fine, sarà la finanza a decidere su beni comuni, diritti di cittadinanza e rapporti economico/sociali.
Le organizzazioni cui i governi hanno ceduto la sovranità economica (Fmi e Bce) non godono di nessuna legittimazione politica.
I cittadini devono riappropriarsi della politica e riprendersi tra le mani il proprio destino.
Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano
Marco Boschini, Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi
venerdì 12 agosto 2011
La propria parte
Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco. "Cosa credi di fare!" Gli chiese il leone. "Vado a spegnere l'incendio!" Rispose il piccolo volatile. "Con una goccia d'acqua?" Disse il leone con un sogghigno di irrisione. Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose: "io faccio la mia parte!"
venerdì 22 luglio 2011
Identità, volontà politica e giovani validi
Ultimamente ci è stato rivolto un interrogativo sulla nostra identità e quindi per i meno informati vogliamo ribadire la nostra posizione:
Settimmagini e' un Movimento di persone che si ispira ed appoggia il Movimento 5 Stelle, l’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi ed altri Movimenti con temi di derivazione ecologista, di sostenibilità e antipartitocratici, che con questo blog e' molto stimolato a portare aria nuova e sopratutto partecipazione civica a Settimo Milanese, cosa che ormai i partiti, e non solo, non sanno più fare, per dare un'accelerata ad un nuovo modo di fare politica, più partecipata utilizzando la rete.
Di idee per migliorare Settimo ne abbiamo in abbondanza e ne abbiamo anche rese pubbliche sul blog secondo le 5 linee guida (le 5 stelle): gestione del territorio, impronta ecologica della macchina comunale, rifiuti, mobilità e nuovi stili di vita. Ne abbiamo più volte anche parlato con alcune nostre istituzioni con tante promesse mai mantenute. Di fatto Settimo, ad oggi, rispetterebbe solo uno dei 5 parametri necessari per essere definita virtuosa a tutti gli effetti. Si deve fare di più, per certi versi non è così difficile. Sono in molti a sostenere che il paese rappresenti un’isola felice nell’hinterland milanese, e ne siamo consapevoli, ma proprio per questo l’accelerazione sarebbe più agevole.
Ci vuole solo VOLONTA’ POLITICA.
Quello che ci ha spinto a metterci la faccia è soprattutto il modo di fare politica a Settimo, che non ci piace e non ci convince.
Siamo un fiume in piena, come dimostrano tutti i ragazzi del Movimento sparsi in tutta Italia e le straordinarie cose che fanno i comuni dell’Associazione dei Comuni Virtuosi.
Siamo consapevoli e abbiamo già toccato con mano, che subiremo attacchi da ogni dove, ma questo ci confermerà che siamo sulla strada giusta. Noi non ci arrenderemo mai.
Abbiamo costatato che a Settimo ci sono giovani validi e sopratutto liberi, con tante idee per migliorare questo paese. Gli stessi giovani che non vengono coinvolti in maniera concreta per sviluppare tematiche e progetti. Non possiamo lasciare che in paese ci siamo solo situazioni dove l’apparenza della persona e l’uso di droghe e alcol la fanno da padrone.
Ci vuole solo VOLONTÀ’ POLITICA per alzare il livello civile e sostenibile, con fatti e non solo parole per avere consensi perché purtroppo anche a Settimo c'è anche un’altra realtà e se si mette la testa sotto la sabbia si rischia grosso...ebbene si, anche "nell'isola felice" Settimo Milanese.
mercoledì 13 luglio 2011
Passione verde
Le regole antiche, che assegnano al passare del tempo il giusto valore, ed il trascorrere delle stagioni, anche se oggi non sono più quelle di una volta, sono le sensazioni che si respirano quando si entra in un'azienda florovivaistica. Sull'onda della green economy, abbiamo voluto condividere queste impressioni, andando a trovare un amico di Settimmagini, Cesare Ravelli che con la famiglia è il conduttore dell'omonima azienda a Seguro, frazione di Settimo Milanese.
Diciamoci la verità: per chi abita in campagna, o quantomeno ha un passato che contempla la conoscenza della coltivazione della terra o sa semplicemente come significa avere un orto, stiamo scoprendo l'acqua calda. Per la maggior parte delle persone, abituate a mangiare ciliege anche a gennaio o consumare pomodori tutto l'anno, questo articolo sarà al contrario una vera scoperta. La tendenza, in ogni caso, è quella di riscoprire un mondo più vivibile, con una consapevolezza ambientale più matura, almeno questo è quanto emerge dal proliferare di prodotti bio e da un pensiero verde che da più parti è indicato come la ricetta per poter almeno immaginare un mondo migliore. Utopia? Sarà il tempo a dirlo, sicuramente salire su una pianta di ciliegie quando sono di colore rosso rubino, pronte e mature, è meglio di un invito a nozze... lasciatecelo dire: raccogliere la frutta dalla pianta è una di quelle cose che appagano in un modo incredibile. Anche chi ha avuto la fortuna di poterlo fare da giovane, certamente, ne conserverà un buon ricordo. Se quindi la tendenza è di avere un mondo più verde, uno degli aspetti che non possiamo tralasciare è quello della coltivazione degli ortaggi lavorati con passione nel proprio orticello, magari semplicemente su un terrazzo o nel giardinetto di casa. Chiedendo anche consiglio ad esperti che di una passione hanno fatto un vero e proprio lavoro. Una di questi è l'azienda florovivaistica di Cesare Ravelli a Seguro.
L'aria che si respira è quella di casa: "Tutto nasce quasi trent'anni fa - inizia a raccontare Cesare - quando mio padre Angelo, allora dipendente Enel, e mia madre Rosy dipendente Italtel iniziarono una nuova vita lavorativa nel mondo dell'agricoltura . Ora è diventata la nostra attività ed abbiamo serre e tunnel coperti su una superficie di 2.000 metri quadri nei quali produciamo e commercializziamo piante da orto e fiori stagionali pronti per essere trapiantati, fiori e piante in vaso per appartamenti, piante ed alberi da giardino e fiori per addobbi, settore che segue principalmente mia moglie." Intanto che ascoltiamo, i giovani figli di Cesare, girano già incessantemente tra vasi ed ortaggi, semi e bulbi. "Mio padre mi ha trasmesso questa passione che poi per me è diventata un lavoro, non lo cambierei con nulla, solo il pensiero di stare otto ore chiuso in un ufficio, mi da un certo disagio. E' certamente difficile, come tutte le cose nella vita, c'è una forte concorrenza, i conti da far quadrare, e la grande distribuzione è presente nel settore, ma se volete un prodotto di qualità, qualcosa che dia soddisfazione, è inevitabile rivolgersi a posti come questo, dove oltre al prodotto c'è sempre un buon consiglio sul come fare bene." E non è poco, lasciatecelo dire. Intanto che parliamo, Cesare ci mostra le serre, in breve ci rendiamo conto che pur a conduzione famigliare siamo in una vera azienda con quattro persone che ci lavorano a tempo pieno, ed il vivaio dove sono presenti piante anche d'alto fusto destinate ai giardini. "Stiamo provando a sfruttare il solare termico - prosegue Cesare - per riscaldare le serre con pannelli solari installati. Dall'altra parte (sul tetto dell'abitazione) abbiamo installato un impianto fotovoltaico da 9 KW per l'abitazione e l'azienda. Già dal 2007 avremmo voluto ampliare l'azienda con la costruzione di nuove serre e di un nuovo punto vendita ma normative tecniche comunali a dir poco cervellotiche ce lo hanno impedito, evidentemente al comune non interessa sviluppare l'imprenditorialità giovanile locale o forse "mancano i santi giusti in paradiso". Produciamo anche fieno e cereali che poi vendiamo in genere per alimentazione dei cavalli. Abbiamo gli alberi da frutta anche se il clima cambiato e l'inquinamento hanno fatto perdere molte varietà. Vengono molto bene i fichi ed i cachi, ad esempio, ed alcune varietà di ciliege. Se avete la possibilità di un giardino o di un piccolo pezzo di terra, piantate una pianta di cachi, senza alcuna cura particolare ed in modo perfettamente biologico vi darà delle vere soddisfazioni". Entriamo in un'altra serra, dove ci sono gli ortaggi. "Queste piante sono innestate: pomodori, melanzane, zucchine e peperoni di diverse qualità, singolarmente nei vasetti. Innestare significa che su una pianta resistente, s'inserisce il germoglio di un'altra varietà, un po' come si fa per le piante da frutto, così cresce più forte e produttiva. Ne vendo molte poiché anche su un semplice balcone o un terrazzo in un vaso, è possibile raccogliere i propri pomodori per l'insalata. Le piantine costano qualcosa in più rispetto a quelle dirette da seme, che sono nella serra vicino, ma la resa è migliore. Facciamo poi la talea di molte piante da fiore, insomma questa è la nostra vita." E che vita viene da rilevare con un po’ di invidia. Stress e tensioni, non si sa neppure cosa siano in questo mondo semplice, a misura d'uomo…
Ravelli Cesare, Azienda Agricola Florovivaistica, via Edison 2, Settimo Milanese. www.ravellifloricoltura.itsabato 9 luglio 2011
Vorrei essere Islandese…
Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto e tutto il nord Africa, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?
Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?
Ecco brevemente la cronologia dei fatti:
2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.
2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggior parte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.
2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.
2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggior parte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.
Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica Islandese.
Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione?
Abbiamo visto sulla nostra beneamata televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti? Sinceramente No...
Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione?
Abbiamo visto sulla nostra beneamata televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti? Sinceramente No...
I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l’Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.
Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i “nostalgici” potranno usare il telefono, gli “appassionati” potranno parlarne davanti a una birra al Bar o subito dopo un caffè.
Gli "internauti" potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all’articolo. I “guru del web” si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.
Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i “nostalgici” potranno usare il telefono, gli “appassionati” potranno parlarne davanti a una birra al Bar o subito dopo un caffè.
Gli "internauti" potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all’articolo. I “guru del web” si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.
L’importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell’informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica unilaterale, sempre più servile agli interessi economici delle banche d’affari, delle lobby e delle mafie e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.
martedì 5 luglio 2011
Settimmagini "cerca" i giovani di Settimo
Vogliamo una politica seria, fatta di gente con idee che diventano fatti concreti. Vogliamo persone trasparenti, per una politica trasparente e partecipata. Vogliamo una visione “altra” di futuro, sobria e sostenibile, colorata e vivibile. Vogliamo la completezza che solo i giovani possono avere per creare un gran bel posto dove vivere...
sabato 2 luglio 2011
mercoledì 29 giugno 2011
Il tempo passa, e la politica non cambia. O forse sì
Il tempo passa e la politica non cambia.
Per quando saremo bambini voglio una città che parli di futuro, dove le classi dirigenti non si facciano dettare l'agenda politica e la programmazione del territorio dal consiglio di amministrazione di una qualche cooperativa rossa, bianca, gialla o nera.
Per quando saremo bambini voglio una città in cui le cose buone e giuste si possano fare non più soltanto nonostante la politica, ma grazie ad essa. Dove le persone per bene e le scelte di buonsenso non siano una rincorsa, un affanno, un gesto eroico, ma la razionale e sana quotidianità.
Il tempo passa, continua a passare, ma la politica non cambia.
Per quando saremo bambini voglio una città che si tenga stretta i beni comuni, l'acqua, l'aria, la terra, e li difenda, valorizzandoli e consentendone un utilizzo per l'intera comunità, per chi ha meno, soprattutto.
Per quando saremo bambini voglio una città fatta di case che si producono l'energia di cui hanno bisogno, fatta di uffici a basso impatto ambientale, fatta di edifici verdi e spazi aperti dove ci passi in mezzo il sole, e dentro le persone. Senza telecamere, barriere, recinzioni.
Il tempo passa, inesorabile, e la politica non cambia.
Per quando saremo bambini voglio una città libera, da attraversare a piedi, o in bicicletta, senza l'osceno spettacolo di capannoni vuoti e grigi, di auto ammassate come tanti bufali affamati di asfalto ai bordi delle strade, sui marciapiedi.
Il tempo passa, un secondo in fila all'altro, ma la politica si ostina a non cambiare.
Per quando saremo bambini voglio una città in cui i bambini, finalmente, potranno spiegare come si fa politica a questo mondo folle di adulti, maschi, idioti. Dove a spuntarla, sempre, non sia la legge del più forte, ma la solidarietà dell'onesto, la condivisione del buon padre o madre di famiglia, l'atto rivoluzionario di una stretta di mano, di un sorriso dolce.
Il tempo passa, guardalo come corre veloce in questo crepuscolo di società infinita nel Pianeta finito, e la politica non cambia.
Oppure sì, se passerà la convinzione che un giorno, oggi, potremo essere di nuovo bambini, e usciremo dalle sale per convegni e dai profili di facebook, per ritornare in piazza, nei luoghi di un ritrovato gusto di democrazia partecipata, sobria e inclusiva.
Per quando saremo bambini avremo staccato l'ombra delle città dalla loro terra, e potremo portare in dono ai nostri vecchi genitori ciò che loro non hanno saputo nemmeno immaginare, agire.
Marco Boschini - Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi
lunedì 27 giugno 2011
Perché il TAV è inutile
E' un'opera gigantesca, costosa e distruttiva che non tiene conto delle necessità italiane e europee di trasporto.
I motivi principali che vengono sbandierati per giustificare il TAV in Val di Susa sono quelli della competitività e dell'ammodernamento.
Sono pure balle.
La modernità non significa vantaggi e la competitività è la capacità di offrire servizi e beni in grado di penetrare nel mercato.
La linea vecchia non funziona proprio?
Un problema reale e non inventato è quello della capacità delle infrastrutture per caricare i TIR navali.
Prof. Angelo Tartaglia (docente del politecnico di Torno): “ La linea “storica” è stata rinnovata e potenziata a partire dagli anni ’70 del novecento. Il traforo è in corso di adeguamento (abbassamento del piano del ferro) per consentire il passaggio di convogli merci con container navali; i lavori sul versante italiano sono stati completati e stanno proseguendo nella parte francese.”
Il TAV che dovrebbe trasportare merci in maniera veloce di per sè non rende l'Italia competitiva.
Le merci non cambiano di valore se arrivano in anticipo di un paio d'ore.
Le merci non protestano sul treno per la sua lentezza.
Il TAV vorrebbe portare la capacità del tratto Torino Lione a 266 treni giornalieri.
Attenzione: la capacità stimata, non i treni che effettivamente passeranno! Ma attualmente quale è la capacità giornaliera? e quanti treni effettivamente passano oggi per richiedere un aumento della linea?
Prof. Angelo Tartaglia (docente del politecnico di Torno): “La capacità non è l’esercizio di una linea. Il fatto che una linea possa portare 226 treni al giorno non vuol dire in nessun caso che ci saranno 226 treni al giorno. Sulla nuova Torino-Milano ad alta velocità la capacità è di 330 treni al giorno, ma quelli che passano sono solo 18. Qualunque prevedibile sviluppo dei collegamenti lungo l’asse della Valle di Susa si mantiene ben al di sotto di 226 treni al giorno.
Ebbene senza montare il TAV, ma solo riammodernando la linea (come sta già avvenendo) e perchè no, visto che "servono" treni merci, possono anche farlo un raddoppio di binari classici. Si spenderebbe comunque meno denaro e non si andrebbe a devastare tutto.
Una domandona: come viaggiano le merci ora in Europa visto che si dice sempre che è l'Europa che ci chiede l'opera?
Prof. Angelo Tartaglia (docente del politecnico di Torno): “Il traffico merci in ferrovia in Francia non viaggia sulle linee ad alta velocità, ma su quelle normali. Per passare su un tratto di linea a standard alta velocità (tunnel e resto della linea in Italia) sarebbero necessarie motrici e carri speciali, diversi da quelli richiesti dalle linee normali. Considerato appunto che in Francia questo materiale rotabile speciale non è necessario, perché gli spedizionieri dovrebbero dotarsene (con costi molto rilevanti)? Per ottenere che i treni passassero effettivamente attraverso il nuovo tunnel chi dovrebbe fornire motrici e carri? A carico di chi? C’è il rischio che gli spedizionieri preferiscano:
a) per motivi di costo, la vecchia linea;
b) che i treni merci, attraversato il tunnel tornino sulla vecchia linea.
Se si imponesse il passaggio attraverso il nuovo tunnel con costo a carico del trasportatore, questo indurrebbe:
a) un ricorso ai camion;
b) una scelta di percorsi alternativi meno onerosi.”
Il TAV rischia seriamente di emarginare l'Italia e renderla meno competitiva!
SE GLI SPEDIZIONIERI decidessero di andare altrove succederebbe quello di cui parlano i pro TAV (l'emarginazione del Bel Paese...) sennò si userebbero i camion (sempre i Pro Tav dicono che la colpa è dei NO tav).
Come sta messa l'alta velocità e i treni normali
"L’inefficienza del sistema ferroviario nazionale è reale e coinvolge anche la gestione delle linee ad alta velocità, nessuna delle quali (Torino-Milano, Milano-Roma, Roma-Napoli) sta trasportando merci (ed è molto improbabile che ne trasporti a causa dei costi). La riduzione del traffico ferroviario attraverso l’arco alpino occidentale è però dovuta a cause strutturali. Gli assi ferroviari lungo i quali il traffico cresce sono quelli da Nord a Sud (attraverso Svizzera e Austria), lungo i quali la qualità delle nostre ferrovie non impedisce al numero di treni di aumentare continuamente da almeno dieci anni. Anche il traffico stradale attraverso l’arco alpino occidentale sta diminuendo, sia pure più lentamente, per le stesse ragioni per cui si riduce quello ferroviario.”
Ma usano più camion! il TAV serve...
“Il traffico stradale dopo il picco del 2000 ha continuato a scendere anche sommando il Monte Bianco riaperto. Il traffico ferroviario è sceso nel 2009 a meno di 5 milioni di tonnellate all’anno e l’andamento calante è continuato durante i lavori al tunnel (ancora in corso).”
Quanto costa sta linea malata?
"Il costo a preventivo è difficilmente stimabile nel senso che certamente a consuntivo sarà molto superiore alle stime iniziali (succede per grandi opere similari anche in paesi diversi dall’Italia: in Svizzera il tunnel di base del Loetschberg è stato aperto ad una sola canna perché lo stanziamento iniziale si è esaurito senza consentire la realizzazione della seconda canna; la Confederazione ha deciso di non stanziare ulteriori fondi, riservandosi di monitorare l’andamento del traffico con l’opera funzionante ad una sola canna). Un costo prudenzialissimo della realizzazione a carico dell’Italia fino al raccordo di Settimo con la Torino-Milano porta a circa 17 miliardi di euro (se la durata di tutti i cantieri fosse contenuta entro dieci anni). Quella cifra non è disponibile nel bilancio dello Stato e corrisponde a molte “manovre” e andrebbe completamente a debito.”
Non ci sono altre alternative?
Le soluzioni tecnologiche, se c’è la domanda, si trovano e non implicano la realizzazione di più di 70 km di gallerie (senza contare corso Marche) con un costo stimato in modo più che ottimistico a 17 miliardi di euro a carico dell’Italia. Con molto ma molto meno di quella cifra si può realizzare un collegamento efficiente sulla linea storica.
La verità è solo questa:
E' un'opera gigantesca, costosa e distruttiva che non tiene conto delle necessità italiane e europee di trasporto.
Marco Ponti, professore Politecnico di Milano
Marco Ponti - Mi chiamo Marco Ponti e sono Professore ordinario di economia dei trasporti al Politecnico di Milano.
Il TAV in Val di Susa è necessaria per i trasporti tra Italia Francia ?
Marco Ponti - Quella linea sembrerebbe non indispensabile, sicuramente avrebbe una priorità molto bassa rispetto a altri interventi perché i costi sono elevatissimi e il traffico, sempre stando alle cifre ufficiali, molto modesto, tra i traffici più modesti di tutti i valichi italiani delle Alpi.
Quali i costi e quali i benifici di questa opera?
Marco Ponti - I costi previsti ufficialmente sono per tutta la linea, non solo il tunnel di base 22 miliardi di Euro, ma di solito queste previsioni si dimostrano inferiori ai costi reali, il caso dell’alta velocità italiana è costata tre volte tanto quello previsto, i benefici per i passeggeri sono rilevanti, ma in questo caso i passeggeri previsti sono pochissimi, la linea quindi dovrebbe essere essenzialmente per il traffico merci, ma il traffico merci attualmente è di tre milioni di tonnellate all’anno e stava declinando già nei 10 anni passati, è una relazione che sembra avere scarse prospettive di crescita, perché poi avrà anche la concorrenza del nuovo tunnel del Gottardo svizzero che va grossomodo nella stessa direzione, sembra difficile che il traffico saturi la linea esistente, che può portare fino a 20 milioni di tonnellate senza spendere un Euro, è difficile che superi questa soglia.
Perchè i partiti si sono accaniti su questa opera che molti sostengono sia inutile?
Marco Ponti - C’è una strana storia che tutto quello che è ferrovia merita un sacco di soldi pubblici, invece la strada che porta il 90% delle merci e dei passeggeri e anche dei pendolari, bisogna ricordarsi, sembra vista come il demonio per ragioni di inquinamento ma non ha nessun senso tecnico, neanche dal punto di vista ambientale.
E' giustificabile questo enorme impatto ambientale ?
Marco Ponti - L’impatto ambientale di qualsiasi nuova costruzione è piuttosto elevato, l’opera è molto utile può darsi che i benefici anche ambientali superino le emissioni di cantiere, ma in questo caso, dati i dubbi fortissimi che ci sono sull’utilità dell’opera, c’è anche il rischio che dal punto di vista ambientale lo spostamento di traffico dalla strada alla ferrovia sia molto modesto e quindi i benefici di riduzione di impatto ambientale siano molto modesti. Sono previsti 14 treni al giorno su 250 di nuova capacità, il traffico merci ferroviario è in declino in tutta Europa con poche eccezioni, anche in Francia è in forte declino il traffico ferroviario perché le cose che produciamo non sono beni primari, mattoni o legname o carbone, quelle cose che andavano in treno due secoli fa, oggi produciamo vestiti di Armani e microchips che mettere sul treno è pressoché impossibile, se si vuole aumentare la capacità del sistema ferroviario, ma non ce n'è bisogno, è molto megliointervenire sulle tecnologie che costano molto meno e riescono a far fronte assai bene a eventuali aumenti di domanda, see è supertassato in tutta Europa, mentre il nodo ferroviario è supersussidiato e ciò nonostante il nodo stradale vinc gli aumenti di domanda ci saranno, ma finora sono stati quasi da encefalogramma piatto. Devo ricordare che il nodo stradale, ma perché? Perché la gente è stupida e cattiva? No, perché probabilmente ci sono le ragioni strutturali, per questo, abbiamo stili di vita e tipi di produzioni che non vanno più molto d’accordo con il nodo ferroviario.
A chi interessa la realizzazione del TAV ?
Marco Ponti - Ovviamente gli interessi dei costruttori, ma quelli ci sono sempre e comunque, il problema vero è la disattenzione che c’è per rapporto tra costi e benefici delle opere, soprattutto la priorità, non ne è fatta una ragionevole prioritizzazione delle opere in funzione del rapporto costi – benefici che è l’unico modo con cui si può ragionare seriamente in questi casi.
Esistono alternative all'Alta Velocità ?
Marco Ponti - Certo, intervenire dove c’è tanta domanda, cioè nelle aree dense, nelle aree metropolitane e nelle aree urbane dove la domanda è tantissima e intervenire con tecnologia e manutenzione per esempio che sono molto più urgenti e molto meno costose. Modernizzare e mettere in sicurezza soprattutto la rete stradale, è il 90% del traffico e continuerà a viaggiare il 90% o l’85 % del traffico nella migliore dei casi, è un mito quello dell’intervento in ferrovia, è costosissimo e porta pochissima merce e in proporzione ai costi ovviamente, che pagano i contribuenti poi, mentre i costi della strada li pagano bene o male chi viaggia. A me dei valsusini non fregherebbe assolutamente niente se l’opera fosse utile, ma siccome l’opera probabilmente è inutile, in questo caso hanno ragione, se l’opera fosse utile dovrebbero starsene zitti e vendere le loro compensazioni se fosse utile al Paese, ma ci sono fortissimi dubbi che questa opera sia utile al Paese e questi dubbi sono molto generalizzati, molto di più di quanto si pensa.
lunedì 13 giugno 2011
SETTIMMAGINI dopo il referendum, ricomincia un'altra "battaglia"...
Obiettivi del progetto di legge:
VI ASPETTIAMO NUMEROSI PER UNA FIRMA IMPORTANTE
1. ridurre i compensi dei consiglieri regionali (indennità mensile e diaria)
2. eliminare il vitalizio oggi spettante al consigliere
3. eliminare l’indennità di fine mandato
4. ridurre e regolamentare in modo più rigoroso e controllabile le spese per gli spostamenti e per le missioni
per arrivare ad una riduzione complessiva dei costi pari al 54%
Zeroprivilegi.orgVI ASPETTIAMO NUMEROSI PER UNA FIRMA IMPORTANTE
E' fatta, raggiunto il quorum
Vincono i cittadini, vince la Rete
Siamo ancora un popolo!
Per il nucleare i cittadini hanno mandato a fan...o gli speculatori e i partiti interessati. Vedremo se avranno il coraggio di riproporlo.
Per l'acqua, tutto tornerà pubblico e ci resterà per sempre...
Oggi ha vinto il popolo italiano, i cittadini italiani.
Basta referendum abrogativi con il quorum...vogliamo referendum propositivi senza quorum.
Basta con la "finta" Democrazia Rappresentativa ma vogliamo la Democrazia Diretta.
I partiti devono scomparire, non servono più, abbiamo la rete. Ognuno vale uno.
mercoledì 8 giugno 2011
Schede Referendum
·n. 1 ? SCHEDA DI COLORE ROSSO (acqua 1): modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione, OVVERO vuoi eliminare la legge che conferisce l′affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico? Vuoi che l’acqua che esce dal rubinetto di casa sia un bene di tutti e che possa essere attinta a un prezzo accessibile, anche per i poveri? VOTA SI
·n. 2 ? SCHEDA DI COLORE GIALLO (acqua 2): determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norme,OVVERO vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell′acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica? VOTA SI
·n. 3 ? SCHEDA DI COLORE GRIGIO (nucleare): nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme, OVVERO dopo i disastri su scala mondiale di Three Mile Island (1979), Chernobyl (1986) e FUKUSHIMA (2011), per i costi e i tempi di costruzione e smaltimento (scorie), vuoi che non vengano mai più costruite centrali nucleari sul territorio italiano? VOTA SI
·n. 4 ? SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO (legittimo impedimento, la legge è uguale per tutti): abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale. OVVERO vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri della Repubblica -CHIUNQUE SIANO- di non comparire in udienza penale durante la loro carica? Vuoi che la legge sia uguale per tutti, anche per i ricchi e i potenti? VOTA SI
·n. 2 ? SCHEDA DI COLORE GIALLO (acqua 2): determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norme,OVVERO vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell′acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica? VOTA SI
·n. 3 ? SCHEDA DI COLORE GRIGIO (nucleare): nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme, OVVERO dopo i disastri su scala mondiale di Three Mile Island (1979), Chernobyl (1986) e FUKUSHIMA (2011), per i costi e i tempi di costruzione e smaltimento (scorie), vuoi che non vengano mai più costruite centrali nucleari sul territorio italiano? VOTA SI
·n. 4 ? SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO (legittimo impedimento, la legge è uguale per tutti): abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale. OVVERO vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri della Repubblica -CHIUNQUE SIANO- di non comparire in udienza penale durante la loro carica? Vuoi che la legge sia uguale per tutti, anche per i ricchi e i potenti? VOTA SI
domenica 5 giugno 2011
sabato 4 giugno 2011
Rinnovabili e nucleare a confronto
Come fare i conti in tasca al futuro del Paese: ecco i dati sul potenziale di atomo e rinnovabili in suolo italiano, per un voto consapevole
Prima di esprimere il proprio voto in occasione del Referendum del 12 e 13 Giugno, potrebbe essere utile chiarire le idee in materia di energia: si sente sempre più spesso parlare di rinnovabili e nucleare, ma pochi hanno fatto i conti in tasca a queste differenti fonti energetiche.
Per iniziare, è necessario capire a che punto si trovi l’Italia in materia di energia e quali potenzialità di crescita e di autonomia possa avere.
Nel 2010, in tutto il territorio nazionale, sono stati prodotti 339 TWh, di cui 75,3 TWh derivanti da fonti energetiche rinnovabili, quota equivalente al 22,2% del totale. La percentuale è buona, peccato si suddivida poco equamente tra le diverse fonti a disposizione: idroelettrico 14,9%; geotermico 1,6%; eolico 2,5%; fotovoltaico 0,5%; bio combustibili 2,7%.
Ad una prima lettura sembrerebbe quindi che il potenziale rinnovabile, soprattutto fotovoltaico, sia poco rilevante. Ecco perché è necessario un approfondimento.
Le basi
L’Italia ha una superficie di 331.001 km² e, fino a un mese fa, aveva l’obiettivo di arrivare al 2020 con 8 GW di potenza fotovoltaica installata.
La Germania, con una superficie pari a 357.021 km², mira invece a raggiungere 52 GW entro la stessa data. Se dicessimo che il livello di irraggiamento è più forte in Germania, qualcuno ci crederebbe? Probabilmente no. È evidente che sono state attuate politiche energetiche differenti.
Fortunatamente però, dopo mesi di accesi dibattiti, il 5 maggio è stato approvato il Quarto Conto Energia, programma che ha alzato gli obiettivi energetici italiani, prefiggendosi di arrivare a 23 GW di energia fotovoltaica entro il 2016.
Questo il grande passo in avanti fatto dalla politica. Ed è solo l’inizio: recenti studi (Vittorio Chiesa, direttore Energy & Strategy Group,Il business del fotovoltaico in Italia, luglio 2009) dimostrano come il potenziale fotovoltaico italiano sia molto più elevato, potendo arrivare, senza troppi problemi, ad una produzione di 30 GW entro il 2020 (per intenderci, 30 GW equivalgono a 30.000 MW).
Il potenziale fotovoltaico, politica esclusa
Nel dettaglio, lo studio in questione analizza il suolo libero italiano, calcolando quanta superficie possa effettivamente essere coperta da pannelli fotovoltaici: tenendo in considerazione le nuove edificazioni residenziali, superfici commerciali e terreni incolti, si potrebbe arrivare a 66,5 Gw di potenza installa al 2020 (66.500 Mw). Ancora una volta, si sottolinea il buon senso: senza entrare in contrasto con l’utilizzo agricolo dei terreni, il professor Vittorio Chiesa stima che in Italia ci siano circa 54,8 miliardi di metri quadrati di terreni incolti o a scarso rendimento agricolo. Lo studio dimostra come, se solo si installassero pannelli fotovoltaici sull’1% di questi terreni, si raggiungerebbe un potenziale al 2020 di circa 54,8 GW.
Il potenziale del nucleare
Ora, avendo chiarito dove si può arrivare in pochi anni con il sole, vediamo il potenziale contributo della nuova stagione nucleare italiana. Il piano (i cui dettagli non sono ancora chiarissimi) sembra preveda la costruzione di 8 – 13 nuovi reattori di III generazione, per una potenza totale di circa10.000 – 15.000 Mw da raggiungere a lavori ultimati, tra 10 – 15 anni. La spesa preventivata è stimata intorno ai 40 miliardi di euro (tenendo conto del fatto che il costo della centrale EPR in Finlandia è più che raddoppiato rispetto alle stime iniziali).
Fotovoltaico e nucleare al 2020, i dati
A parlare, dunque, sono i dati:
·Potenziale massimo del nucleare, al 2025: 10.000 – 15.000 Mw. Potenza ottenibile a patto che siano effettivamente costruite 10 nuove centrali, senza ritardi, trovando 10 siti geograficamente sicuri dove localizzare i reattori nei tempi previsti. Proprio per queste ragioni, secondo alcuni esperti la stima sarebbe da ridimensionare, ipotizzando fattibile una costruzione di sole 4 nuove centrali, pari ad una potenza finale di circa 4.000 – 5.000 Mw al 2025.
·Potenziale del fotovoltaico, tra 10 – 15 anni, 20.000 – 30.000 MW (si tratta di una cifra altamente influenzabile dalle future scelte politiche del paese: se si puntasse seriamente sulle rinnovabili, la potenza, come sopra dimostrato, potrebbe raggiungere anche i 50.000 MW).
Le cifre dunque non mentono, anzi, sono condivise sia dai nuclearisti (Mw previsti per ogni reattore costruito), sia da chi sostiene la clean energy.
I costi nel tempo: da una parte diminuiscono, dall’altra salgono
Piuttosto può sfuggire un “dettaglio”: nel considerare i costi (in entrambe le opzioni, parte della spesa verrà assorbita dai cittadini) deve essere altrettanto chiaro che, se da una parte le rinnovabili sono soggette ad una graduale diminuzione del prezzo (curva di apprendimento) conseguente all’avanzamento della tecnologia, il nucleare rappresenta un caso di “apprendimento negativo”: più passa il tempo, più i costi si alzano.
Rinnovabili ed efficienza energetica
Resta ancora un ultimo dubbio da chiarire: è vero che, almeno all’inizio, le energie alternative non potranno soddisfare tutti i bisogni energetici. Proprio per questo, alcuni propongono la “doppietta” nucleare – rinnovabili, giudicate fonti complementari, e non antagoniste.
I fatti però smentiscono questa alternativa: la tecnologia, per garantire funzionalità, innovazione ed efficienza, necessita di finanziamenti, ricerche e risorse, umane e monetarie: negli ultimi anni, gran parte del budget dedicato alle fonti pulite è finito nella voce “assimilate” (quindi petrolio, carbone e decommissioning nucleare) contenute nella bolletta elettrica, componente A3 e A2.
Che fare dunque per colmare il deficit? Incrementare di meno i consumi. Gli studi si sprecano su questo tema, nonostante l’opinione pubblica spesso lo ignori: se la forza delle rinnovabili fosse sommata ad un impegno collettivo nel ridimensionare i consumi e nel migliorare l’efficienza energetica, non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlare di atomo: nei prossimi anni si arriverebbe a risparmiare l’equivalente di energia prodotta da 4-5 centrali nucleari. Perché riempirsi di scorie dunque?
Non si può più rimandare: se si vuole ottenere il massimo dal fotovoltaico e dalle altre fonti rinnovabili, queste ultime devono essere il cavallo su cui puntare, non la ruota di scorta. L’Italia deve scegliere da che parte stare, come svilupparsi e quali strumenti utilizzare per farlo.
Il Referendum del 12 e 13 Giugno sarà un’ottima occasione per iniziare.
I dati presentati in questo articolo sono stati elaborati ed estratti dai seguenti lavori:
·Asso Energie Future, Verità solare: i numeri del fotovoltaico in Italia, febbraio 2011.
·Gse, Gestore dei Servizi Energetici, il mercato del fotovoltaico italiano: i risultati del Terzo Conto Energia, maggio 2011.
·Energy and Strategy Group, Politecnico di Milano,Scenari normativi e di mercato per il fotovoltaico italiano dopo il 2011: un’analisi critica del Quarto Conto Energia, maggio 2011.
·Vittorio Chiesa, direttore Energy & Strategy Group, Il business del fotovoltaico in Italia, luglio 2009.
·Epia, European Photovoltaic Industry Association, Building on the experience of European markets to successfully develop PV markets in the long term, maggio 2011.
·Conferenza “L’energia nucleare: riflessioni dopo l’incidente di Fukushima”, Università Bocconi, 5 maggio 2011.
·IPCC, International Panel on climate change, Special Report onRenewable Energy Sources and Climate Change Mitigation, aprile 2011.
·Luigi de Paoli, l’energia nucleare, Costi e benefici di una tecnologia controversa, Il Mulino, 2011.
Stop alle polemiche, il futuro dell'energia è nell'autoproduzione
Stop alle polemiche, il futuro dell'energia è nell'autoproduzione
martedì 24 maggio 2011
SOBRIETA’ ED ENERGIA RINNOVABILE
Stili di vita piu' sobri con l'energia rinnovabile, l'unica vera energia pulita e inesauribile (pensate ai grandi studi che si stanno facendo), iniziando a consumare e comportarci in modo piu' critico con senso civico davanti a tutto. Noi abbiamo un potere in mano e non ce ne accorgiamo, con le nostre scelte singole o ancora meglio collettive possiamo cambiare le sorti di un paese. E' ora di fare un passo avanti e iniziare a condividere le vere priorità di questo mondo.
Perché in questo Paese, non abbiamo bisogno di grandi impianti e grandi centrali.
In Italia abbiamo bisogno di una colossale operazione di manutenzione energetica del patrimonio edilizio esistente, finalizzata al taglio degli sprechi, delle inefficienze e dei consumi. Quanti posti di lavoro (veri) in più ci sarebbero se davvero qualcuno ascoltasse questi suggerimenti? E quanta Co2 in meno eviteremmo di immettere in atmosfera?
Parallelamente, comune per comune, servono interventi concreti per consentire l’autoproduzione di energia per l’autoconsumo casa per casa: diffusa, capillare, controllata dai cittadini, pulita.
Molti comuni si sono organizzati mettendo in piedi, con la decisiva complicità delle comunità, gruppi di acquisto e allegati energetici ai regolamenti urbanistici edilizi che vanno proprio in questa direzione. L’unica effettivamente sostenibile, da percorrere.
lunedì 16 maggio 2011
Se un professore critica una legge fa politica?
La prima definizione di "politica" (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini.
Io non voglio che la massima aspirazione per mio figlio sia partecipare a un provino del grande fratello..
Spegnete la televisione, andate in rete guardate cosa succede veramente dall'altra parte del mondo.. smettetela di pensare che internet sia un virus da debellare, fatelo per i vostri figli fra vent'anni saranno loro a vivere le vostre decisioni..
Non ci credo che non siete stanchi di pagare le tasse e poi vedere che nulla funziona,
non ci credo che siete contenti di far crescere i vostri figli in una società che non ha più un minimo di tolleranza..
non ci credo.. non voglio crederci
io non sono un numero.. io vivo, io ragiono, io penso e da qualsiasi parte io decida di stare nucleare si, nucleare no, destra, sinistra ci sto perchè mi sono informata e ho preso una decisione.. ma solo dopo essermi informata.. smettiamo di parlare con frasi comuni e cominciamo a ragionare con la nostra testa
prendete la rete come un canale di informazione possiamo vedere e sentire cosa succede nel mondo in diretta..
ma anche cosa sta succedendo veramente a Napoli o a l'Aquila o in Sardegna o nella nostra città... è un canale di informazione unico e con un contraddittorio immediato.. se io fossi un architetto e sul mio sito mettessi il progetto di un campo da golf a Lampedusa credo che avrei cosi tanti commenti negativi da farmi cambiare mestiere.. E' questo il concetto..
dobbiamo essere noi a decidere.. e per democrazia (voto) possiamo DELEGARE qualcuno ad occuparsi di cose che noi sappiamo essere importanti ma che per ovvi motivi non possiamo seguire sempre con attenzione.
Ma delegare vuol dire che cmq un'occhiatina a te che stai facendo anche il mio interesse io la do.. se non mi sta più bene come la pensi tu io ti tolgo la delega e la do a qualcun altro oppure faccio come quei milioni di giovani che si sono rotti di delegare e hanno cominciato loro stessi in prima persona a metterci la faccia
perchè la politica è questo la politica è comunicare per l'interesse di tutti perchè siamo una comunità non ne possiamo fare a meno dobbiamo convivere ogni giorno nello stesso posto.. dobbiamo imparare a dialogare..
quindi se un professore in classe apre una discussione su una legge che riguarderà il loro futuro è sbagliato?
In un luogo di "formazione" come la scuola, parlare di politica quindi discutere scelte che riguardano la vita di ogni cittadino - è sbagliato?
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